Vetro selettivo

I vetri selettivi sono dei vetri bassi-emissivi che svolgono un’azione di filtro nei confronti del fattore solare, scoraggiando la trasmissione del calore per irraggiamento. Sono generalmente prodotti con l’impiego di lastre colorate e vengono solitamente confezionati in vetrocamera in modo da raggiungere il doppio obiettivo di isolare termicamente e filtrare i raggi solari. Sono quindi impiegati nella realizzazione di grandi vetrate o facciate continue pluripiano.

Il vetro basso emissivo altro non è che un vetro isolante, costituito da due o più lastre distanziate da uno o più profili distanziatori. Un vetro isolante differisce da un normale vetro, perché dotato di un particolare trattamento, grazie a cui si riescono a contenere le dispersioni.

Il vetro di partenza è sempre un vetro float, cui però si “aggiungono” quattro diversi tipi di strati; lo strato rilevante ai fini dell’isolamento è quello d’argento, mentre i restanti tre hanno funzione di protezione e rivestimento. Sul vetro float quindi troviamo uno strato di adesione, lo strato di argento, uno strato protettivo e infine uno di rivestimento.
La sequenza è questa, e il trattamento è applicato sempre all’interno.

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No. Un vetro basso emissivo 4/16/4 lascia passare gran parte delle onde corte dovute all’irraggiamento, circa il 60%. Nei prossimi articoli sarà trattato anche il vetro selettivo.

Sì. Un vetro basso emissivo ferma gran parte delle onde lunghe dovute all’irradiazione di calore, che viene fermata e riflessa verso l’interno. A titolo d’esempio, un vetro camera normale disperde 3 W/m2K, mentre un vetro basso-emissivo disperde 1,1 W/m2K. Il parametro che indica quanto disperde un vetro è l’Ug (g dall’inglese glass) la cui unità di misura è, appunto, il W/m2K.

Spesso e volentieri mi ritrovo difronte a situazioni poco gradevoli, dove il committente ha acquistato serramenti i cui vetri sono stati “pagati” per isolanti con trattamento basso emissivo e gas argon e, suo malgrado, non è presente né l’uno né l’altro. Per il riempimento con gas argon, non è obbligatorio che vi siano due valvole attraverso cui inserirlo, poiché i moderni impianti riescono a inserirlo prima della sigillatura con butile. Non c’è qiundi modo di determinarne la presenza nonché la percentuale di riempimento senza strumentazione adeguata.

Per il trattamento basso emissivo invece, la presenza o meno è determinabile con un semplice accendino. Proprio così, basta un accendino per capire se un vetro sia basso emissivo o meno. Vediamo come.

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Per capire se un vetro ha trattamento basso emissivo o meno, è sufficiente avvicinare una fiamma, un accendino va bene, e vedere il colore delle fiamme riflesse.

Se le fiamme, quattro nel caso di doppio vetro e sei nel caso di triplo, sono tutte dello stesso colore, solitamente giallo, non c’è trattamento basso emissivo. Se una o due delle fiamme sono di colore più scuro, tendenti al violaceo, c’è trattamento basso emissivo.

Facce del vetro

Nel caso di vetro doppio il trattamento si applica solo su una delle due facce interne del vetro. Non ci sono differenze sostanziali nell’inserire il trattamento in faccia due o tre, ma si è soliti inserirlo in faccia 3 nel caso di doppio vetro, e facce 2 e 5 nel caso di triplo. Le facce del vetro si determinano dall’esterno all’interno; la faccia 1 sarà sempre quella verso l’esterno, mentre la faccia 4 nel caso del doppio, o 6 nel caso del triplo sarà quella verso l’ambiente interno.

Nella scelta di un vetro non esiste solo il valore di trasmittanza termica Ug, che determina quindi le perdite di calore, ma anche sull’apporto di calore, valore g. Infine, ma non per questo meno importante, la trasmissione luminosa.